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Lavorare su di un gestionale vecchio, troppo complesso, o non completamente adatto alle proprie esigenze, rallenta il tuo lavoro? MaKuMo Network ha la soluzione per te, creando un  gestionale personalizzato che possegga tutte le specifiche necessarie.

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Ultime News


WhatsApp Call sta (davvero) arrivando

Prima i rumors. Poi la conferma. Poi grazie a quella che – pare – essere stata una svista degli sviluppatori, l’ulteriore riprova che su WhatsApp sono in arrivo le chiamate vocali. Andiamo con ordine. Di fatto la società, recentemente acquisita da Facebook, ha avviato i test sulla funzionalità del VoIP, tramite l’applicazione di messaggistica istantanea più diffusa al mondo. Una “svista”, però, ha dato la possibilità a moltissimi utenti Android di trovarsi in assoluta anteprima un nuovo “bottone” che permetteva l’avvio delle chiamate vocali. E una volta ricevuta una chiamata tramite il nuovo servizio, la funzionalità di WhatsApp si sarebbe diffusa come un virus: una sorta di espansione “su invito”. Altrove, sul web si legge che per attivare le chiamate VoIP tramite WhatsApp sarebbe necessario eseguire una configurazione manuale (non alla portata di tutti, ma di cui trovate informazioni qui) con l’intervento diretto sul terminale dello smartphone e il cambiamento di alcune stringhe nell’ultima versione dell’app. Gli sviluppatori, accortisi del “problema” hanno disattivato la funzione, forzandone la disabilitazione. Che si sia trattato di un errore oppure no, da martedì le chiamate vocali su WhatsApp sarebbero disponibili per tutti gli utenti con dispositivi Android con sistema operativo 5.0 o 4.4 KitKat (per poter usufruire della nuova funzionalità – anche se su AndroidPolice  si legge che questa è supportata anche dalla versione 2.11.528 – sarebbe necessario avere installato la versione 2.11.531). Dopo la fase fase di beta testing, WhatsApp quindi ha attivato le chiamate VoIP (solo voce) sui terminali Android. In attesa che questa funzione arrivi anche su iOS, i primi test hanno dato risultati incoraggianti sulla qualità delle chiamate. Modalità di chiamata semplicissima, visto...

Google e il Garante italiano della privacy

Google dovrà assoggettarsi. A dirlo è il Garante per la protezione dei dati personali degli utenti italiani. E’ la prima volta in Europa, ma Big G non può fare altrimenti: Google adotterà «tutte le misure a tutela della privacy degli utenti italiani e dovrà assoggettarsi a verifiche periodiche che monitorino l’avanzamento dei lavori di adeguamento della propria piattaforma ad una normativa nazionale». Un protocollo di verifica, insomma. Questo comporta che la realizzazione pratica di quelle che per ora sono state solo prescrizioni impartite dal Garante a Google dovranno essere ultimate entro il 15 gennaio 2016. «Il documento – ha infatti spiegato il Garante – prevede aggiornamenti trimestrali sullo stato di avanzamento dei lavori e la possibilità per l’Autorità stessa di effettuare presso la sede americana di Google verifiche di conformità alla disciplina italiana delle misure in via di implementazione». L’Autorità avrà dunque la possibilità di monitorare costantemente le modifiche apportate da Google al trattamento dei dati personali degli utenti che usufruiscono dei servizi di Big G (dalla posta elettronica al motore di ricerca, passando per la diffusione di filmati e per l’uso di Google+). Tempi duri quindi per Google che dovrà «migliorare – si legge nel documento – la privacy policy, rendendola chiara, accessibile e differenziandola in base ai servizi offerti. L’informativa dovrà includere inoltre dettagli sulle finalità e sulle modalità di trattamento dei dati, inclusa la profilazione (effettuata mediante l’incrocio dei dati tra diversi servizi) l’utilizzazione dei cookie e di altri identificativi come il fingerprinting». E non finisce qua. Big G, infatti è obbligato a predisporre un archivio «con le precedenti versioni del testo dell’informativa, in modo da consentire agli utenti di...

Li-fi, connessioni Wi-fi tramite la luce

E’ l’ultima frontiera del collegamento senza fili ed è un progetto (ambizioso) della Oxford University. Si tratta di un proiettore la cui funzione è quella di trasmettere dati all’interno di una stanza, senza il supporto di collegamenti via cavo. Sfrutta la trasmissione di dati in forma ottica questa nuova tecnologia, ma sebbene la fibra ottica si stia viva via diffondendo sempre più… I dati devono ancora percorrere un tratto più o meno lungo in forma elettronica per giungere ai computer e ai dispositivi “finali”. La Oxford University, però, sta studiando un metodo che consentirebbe di trasmettere i dati in forma ottica, all’interno di un edificio, amplificando i segnali luminosi che provengono dalla fibra ottica e trasmettendoli a una velocità di centinaia di gigabit al secondo. Questo nuovo sistema non è ancora in grado di soppiantare il WiFi, ma la reale potenzialità di questa tipologia di trasmissione dati si percepirà in futuro quando la larghezza di banda dovrebbe arrivare a garantire una velocità di trasferimento dati di 3 terabit al secondo (è ancora tutta da dimostrare) contro i 7 gigabit al secondo delle migliori WiFi. Questo perché sfruttando la radiazione elettromagnetica ottica, non esistono limiti imposti dall’essere vincolati a un set di frequenze radio: «Quando si tratta di trasmissioni ottiche – ha spiegato Ariel Gomez, Ph.D in fotonica alla Oxford Univeristy – hai una larghezza di banda praticamente illimitata e uno spettro che non è soggetto a licenze».  Il prototipo di questo progetto è stato realizzato installando sul soffitto di una stanza una stazione base che proietta la luce verso il computer e che – allo stesso tempo – da questa luce...