Qualche giorno fa è stato lanciato un nuovo smartwatch. Il suo nome è Embrace e la caratteristica che lo contraddistingue non risiede nel vantare lussuose interfacce o nel permettere l’accesso a Twitter o a Facebook, come fanno i suoi “colleghi” di Apple, Samsung, o affini. Embrace “abbraccia”, per usare il significato del suo nome proprio, una missione ben più importante, anzi “vitale”, nel vero senso della parola.

Quello che rende unico questo dispositivo nel panorama dei wearable device è che Embrace, grazie all’analisi fisico-chimica della pelle con cui viene a contatto, è in grado di prevedere l’arrivo di un attacco epilettico in modo da allertare il paziente e i suoi familiari affinché non siano colti alla sprovvista.

L’origine di questo smartwatch, unico nel suo genere, ha una chiara impronta italiana. Esso è stato infatti sviluppato dalla startup milanese Empatica, in collaborazione con il Massachusetts Institute Of Technology (MIT). Come già detto, Embrace è capace di “leggere”, attraverso la pelle del polso, i segnali di una crisi epilettica in arrivo. Nello specifico per captare le avvisaglie di una scarica epilettica imminente, l’orologio utilizza un chip che, mediante la sudorazione, misura l’attività elettrica della pelle (ossia la capacità di conduzione elettrica della cute, detta “conduttanza cutanea“) come effetto di cambiamenti profondi a carico di determinate aree cerebrali. Successivamente, in base ai dati ottenuti, effettua una previsione su eventuali attacchi epilettici in arrivo, utilizzando un modello basato su anni di dati clinici.

Il sensore di Embrace fu studiato, originariamente, per identificare gli stati emotivi dei bambini autistici e individuare le situazioni che potessero metterli in condizioni di stress. La conduttanza cutanea riflette infatti cambiamenti nell’attività delle ghiandole sudoripare, che sono un indicatore dello stato del sistema nervoso autonomo in presenza di stimoli con valenza emotiva. La studiosa Rosalind Picard, del Massachusetts Institute of Technology, notò un giorno, durante la sperimentazione, che il sensore indossato da uno dei bambini affetti da autismo aveva registrato un picco di attività elettrica esattamente venti minuti prima dell’inizio di una crisi epilettica. Una scoperta di importanza straordinaria che ha permesso di capire che lo stesso dispositivo era in grado di captare i segnali di allarme prima di un evento acuto. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Epilepsia ha confermato che il sensore è in grado di individuare un’imminente attacco epilettico con un’accuratezza del 94 %.

In ottica futura l’obiettivo dei ricercatori che hanno dato vita a quest’importante progetto è quello di prevenire la cosiddetta Sudden Unexpected Death in Epilepsy (SUDEP), un evento raro che colpisce pazienti epilettici per ragioni ancora non del tutto chiare e che consiste nella morte improvvisa e inattesa di soggetti che soffrono di epilessia. Sapere in anticipo quando arriverà una crisi può aiutare ad affrontarla in sicurezza e soprattutto può salvare la vita a chi è affetto da questa brutta patologia.

La startup milanese Empatica ha recentemente lanciato una campagna di crowdfunding su Indiegogo, in partnership con la Epilepsy Foundation, per sponsorizzare la diffusione dello smartwatch e per spiegare nel dettaglio il suo funzionamento. Tramite questa raccolta fondi, sono stati già raccolti più di 120mila dollari di donazioni.

I trial clinici di Embrace dovrebbero iniziare nel 2015. Non ci resta che augurarci la buona riuscita e la diffusione di un progetto tecnologico alleato del viver sano e in prima linea contro l’epilessia.