E’ una delle più recenti novità in tema di eredità e social network… E anche se, per ora, è una possibilità attiva solo negli Usa è probabile che a breve lo stesso possa accadere in diversi Paesi, Italia compresa.

Il Legacy Contact, così si chiama questo servizio, risponde a domande che certamente tutti noi ci siamo posti almeno una volta nella vita (se non pensando direttamente al nostro futuro, magari davanti alla dipartita di un amico, di un parente o di un conoscente che possedeva un’identità anche su Facebook): Cosa ne sarà del mio account quando io non ci sarà più? Chi potrà decidere se e quando cancellare la mia presenza sul social network?

Potrà sembrare inquietante, ma in realtà… Il Legacy Contact colma un buco che in molte persone si sono sentite in dovere di riempire autonomamente visto che fino ad oggi non era in alcun modo possibile nominare un erede per occuparsi delle proprie ultime volontà in tema di social networking. Adesso, invece, ogni utente statunitense può decidere in piena autonomia cosa ne sarà del proprio Profilo di Facebook in caso di morte. Tra le opzioni, quella di designare un componente della famiglia o un’altra persona iscritta a Facebook come proprio erede digitale, ma anche quella di eliminare automaticamente il profilo.

In questo modo si vuole risolvere un annoso problema sui cimiteri involontari su Facebook. In caso di morte di un utente, infatti, l’account Facebook resta bloccato (a meno che qualche parente o amico non conosca la password per accedervi). Insomma, nel “testamento” non ci sono più solo beni mobili e immobili come case, patrimoni, quadri, gioielli… Ma anche beni digitali.

Ma diamo uno sguardo allo stato dell’arte. All’atto odierno su Facebook esistono due possibilità: la chiusura dell’account o la sua trasformazione in un account commemorativo. Per i contenuti di una Pagina, invece, l’iter è molto più lungo e complicato e richiede persino l’emissione di un decreto ingiuntivo.
Twitter, invece, non consente l’accesso all’account di un utente defunto, ma si impegna a lavorare con una persona autorizzata ad agire per suo conto (o con un familiare) per disattivare l’account.
LinkedIn prevede la possibilità che un utente segnali il decesso di un altro utente: in questo caso l’account viene cancellato. La procedura avviene attraverso la compilazione di un modulo che può essere firmato elettronicamente tramite DocuSign.
Gmail informa che ogni decisione relativa alla fornitura dei contenuti dell’email di una persona deceduta viene presa solo dopo un attento esame.
Yahoo, invece, non concede ai familiari l’accesso ai contenuti della casella di posta di un utente deceduto, i parenti possono esclusivamente chiederne la chiusura. Mentre Microsoft lo permette per tutte le caselle di posta Outlook.com (account con dominio @hotmail.com, @live.com, @windowslive.com, @outlook.com o @msn.com) comprese tutte le mail e gli allegati.
Quando si sottoscrive un account iCloud, invece, si accetta implicitamente che il proprio account non sia trasferibile: «Qualsiasi diritto verso il vostro Apple ID o contenuto nell’account – si legge nei termini di utilizzo – si estingue con la vostra morte». Questo a meno che non sia stata attivata la funzione “In famiglia” che permette di condividere gli acquisti iTunes, iBooks e App store e i contenuti iCloud.
Dropbox concede l’accesso solo se si presenta un atto legale valido che attesti la volontà del defunto di concedere l’accesso ai suoi account a uno o più familiari.
Anche per i blog esiste una procedura di successione: nel caso di WordPress, per esempio, serve un documento legale attestante l’autorità del nuovo proprietario ad agire per conto del defunto.