Su Google si può mettere davvero di tutto. Anche il Dna. E’ l’ultima novità firmata “Big G” in termini di condivisione dei documenti. Un “drive” per genomi, dove le Università e i Centri di Ricerca possono condividere i propri dati sul Dna e allo stesso tempo fare ricerca su quelli degli altri che hanno aderito a questo progetto. Il “cloud” di Google sui genomi – ha sottolineato la rivista del Mit Technology Review – si pone in diretta concorrenza con quelli di altri Big (come Amazon e Micorsoft), ma questo potrebbe anche sensibilmente accelerare il lavoro degli scienziati, vista la possibili di milioni di genomi di confronto.

Google Genomics invita quindi ospedali ed università a usare il suo servizio di cloud storage per immagazzinare i dati delle analisi genomiche. Un Google Drive per permettere (e velocizzare) l’esplorazione del dna in maniera interattiva, su uno spazio condiviso.  E Google Genomics permette proprio questo, di compararne a milioni, un indiscutibile vantaggio per chi si occupa di ricerca.

Chiaramente lo spazio ha un costo. Diciamo che per i dati grezzi, quelli risultanti da una prima superficiale analisi, pesano intorno ai 100 gigabyte per genoma (uno storage che che costerebbe intorno ai 25 dollari l’anno). Com’è noto infatti, genoma indica la totalità del materiale genetico di un organismo, composto da Dna e Rna (vale a dire la porzione codificante i geni, e quella non codificante). E’ pur vero però che lo stesso dna, una volta “ripulito” può occupare anche meno di un gigabyte (con un costo che sarebbe appena di 0,25 dollari l’anno). In ogni caso, questa quantità di dati non è tale da mettere in crisi i server delle grandi compagnie, soprattutto se si considera che  un istituto avanzato produce in due mesi il numero di byte che vengono caricati su Youtube in un giorno.

Non si ferma, quindi, l’avanzata di Google nel settore della ricerca scientifica. Il gigante di Internet ha cominciato a lavorare al progetto 18 mesi fa e ha costruito le interfacce per la migrazione dei dati sui propri server (applicando gli algoritmi ora usati per le ricerche sul web su questo nuovo materiale da archiviare): «Abbiamo visto che i biologi non studiano più un genoma alla volta, ma ne vogliono esaminare milioni – spiega David Glazer, l’ingegnere a capo del progetto – l’opportunità è applicare le innovazioni nella tecnologia dei dati per aiutare questa transizione».

Il National Cancer Institute è tra le istituzioni che hanno già aderito all’iniziativa di Google, investendo 19 milioni di dollari per lo storage nei servizi di Big G ed Amazon dei suoi 2,6 petabyte di dati e circa 3500 genomi si trovano già su Google Genomics.